ci risiamo: europa quasi senza gas


Come riporta il Berliner Zeitung, le riserve di gas oggi sono al di sotto della media di cinque anni a questa parte. Il livello sembra particolarmente basso proprio in Germania. L’11 febbraio gli industriali europei si sono riuniti ad Anversa per il loro summit annuale e hanno lanciato l’allarme sulla clamorosa perdita di competitività rispetto ai concorrenti degli altri continenti. Jim Ratcliffe, fondatore del gigante britannico della chimica Ineos, riassume la situazione attuale dicendo che “l’equazione economica è diventata impossibile”. L’industria europea è condannata. I numeri parlano chiaro: chiusi 101 siti chimici, persi 75mila posti di lavoro e bruciati 70 miliardi di euro di capacità industriale. Il tutto a causa di un costo dell’energia che è quattro volte maggiore di quello negli USA. Ancora più esplicativa e suggestiva è l’immagine proposta da Georg Zachmann del centro ricerche Bruegel: stiamo viaggiando in autostrada col serbatoio quasi vuoto alla ricerca di un benzinaio.

Ma la situazione non potrà che peggiorare se la UE insisterà col progetto di terminare completamente l’import di gas russo, anche di GNL, entro fine 2027. Ed entro il 2030 basta petrolio russo. Facendo così, però, si permetterà al GNL statunitense di prendersi fino all’80% del mercato europeo. D’altronde è proprio questo l’obiettivo dell’amministrazione repubblicana, che nel suo documento sulla Strategia di sicurezza nazionale parla precisamente di dominio energetico. L’export di risorse energetico come arma geopolitica: l’accusa che veniva rivolta a Putin ora nessuno a Bruxelles osa pronunciarla verso chi intende apertamente farne uso, cioè Trump.

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