Se fosse per Bruxelles e Londra, le garanzie da dare a Kiev sarebbe d’acciaio e durerebbero un secolo. Ma la pallino ce l’ha in mano Washington, che ha un approccio più realistico degli europei e più ad ampio spettro. L’intenzione di Trump è opposta a quella dei Dem: trarre vantaggi dalla guerra certamente sì, ma senza fomentarla, anzi cercando di terminarla appena possibile. Perciò le garanzie di sicurezza – dunque militari – sono qualcosa che va concesso con cautela, se dall’altra parte della barricata ci sono i russi. L’Europa è frustrata dall’atteggiamento di Washington, ma può soltanto indignarsi e fare promesse vacue. Per il momento i negoziatori di Trump hanno offerto garanzie di 15 anni, ma Zelensky ne chiede 20 e con tutti i crismi legali e i dettagli dell’assistenza. Anzi, spara ancora più in alto: 30 anni o 50 anni sarebbe meglio, dice, ma vediamo prima cosa dice il Congresso…
Da parte sua, l’amministrazione repubblicana preme sul presidente ucraino per fargli indire le elezioni politiche entro metà maggio. Anche qui, come sempre, Zelensky pone il cessate-il-fuoco come conditio sine qua non. Le votazioni si potranno fare almeno due mesi dopo che i soldati avranno cessate di sparare, spiega. E aggiunge che per firmare la tregua vorrebbe vedere lo svolgimento delle elezioni pure in Russia.
Per leggere l’articolo completo cliccate su Strumenti Politici.
