Negli Emirati Arabi Uniti si è svolta una sessione di due giorni. Il 23 e il 24 gennaio Dal governo emiratino fanno sapere che vogliono promuovere la pace in tutte le crisi e che apprezzano gli sforzi americani in questo senso. Dicono poi che le trattative hanno visto un “impegno diretto” dei rappresentanti russi e ucraini sugli “elementi irrisolti” del piano di pace americano. I colloqui si sono svolti in lingua inglese e in russo. Vi sono state misure per aumentare la fiducia al fine di supportare i progressi verso un accordo completo. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha ribadito la priorità del ritiro delle truppe ucraine dal Donbass, una condizione fondamentale, ma anche una di quelle su cui Kiev continua ad impuntarsi, perché finora non ha ritenuto di aver ottenuto sufficienti parametri di sicurezza.
La Casa Bianca dice che i colloqui sono stati “produttivi” e che hanno portato “qualche risultato”. A Washington considerano un buon successo già soltanto il fatto di aver allestito un tavolo trilaterale con Mosca e Kiev. Anche Zelensky ritiene che i negoziati siano stati “costruttivi”, dice stando al rapporto redatto dalla sua delegazione. Asserisce di apprezzare la comprensione degli statunitensi sulla necessità di supervisionare il processo con cui si sta cercando di mettere fine alle ostilità e di garantire una vera sicurezza per il futuro. Mosca a sua volta promuove le intese raggiunte con gli USA nel summit di Anchorage del 2025, asserisce il viceministro degli Esteri Sergey Ryabkov. Il formato del vertice sembra dunque essere piaciuto a tutti i partecipanti, dunque vi sarà un seguito all’inizio di febbraio.
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