la fine della nato in groenlandia?


La Groenlandia potrebbe essere l’ultimo proverbiale chiodo sulla bara della NATO. Non è certo la prima volta che si verificano dissidi fra i membri dell’Alleanza né diatribe fra il grande fratello americano e i partner europei. Stavolta però la misura sembra colma. E negli USA stessi si levano voci per uscire dal Patto Atlantico.

L’attuale amministrazione repubblicana ha più volte descritto gli alleati europei come deboli e inaffidabili e ha preteso da loro un impegno finanziario molto maggiore. A ciò si aggiunge la breve guerra commerciale scatenata da Trump l’estate scorsa e vinta praticamente subito contro la Commissione UE. In Groenlandia oggi pare che gli alleati abbiano trovato un qualche tipo di intesa, un accordo-quadro di cui però ancora non si conoscono i dettagli. L’invasione diretta da parte degli USA è stata evitata, così come l’eventuale incontro-scontro con i pochi soldati europei inviati a presiedere l’isola. I groenlandesi tirano un sospiro di sollievo, ma temono comunque di essere diventati una pedina sacrificabile, anzi già sacrificata.

È questa la prima parte del titolo di un editoriale del New York Times. Una frase piuttosto scioccante per coloro che in Europa sono abituati a credere nell’inevitabile superiorità dell’Occidente. La seconda parte del titolo è questa: è non un disastro. Lo sostiene Rajan Menon, professore emerito al City College di New York. Secondo lui, l’accordo ventilato sulla Groenlandia non può più cancellare l’onta della minaccia di Trump di un’aggressione militare.

Gli USA, fondatori e membro più potente della NATO, stanno cercando di prendersi con le buone o con le cattive un territorio appartenente a uno dei loro alleati. Dopo lo shock delle settimane recenti, nessuno può più avere dubbi: la NATO per come la conosciamo, l’alleanza che è stata il fondamento della sicurezza transatlantica per oltre 75 anni, sta giungendo al termine. Non sarà un disastro, dice Menon, perché l’Europa – che a lungo subappaltato a Washington la propria sicurezza – ha i mezzi e le motivazioni per proteggere sé stessa e ha una chance di uscire dall’ombra che le fanno gli americani. E Trump a sua volta lamenta che gli Stati Uniti danno tanto e in cambio ricevono poco.

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