watcha gonna do about it? londra ci prova con tutti


I fautori della Brexit ipotizzavano e speravano che l’uscita dalla UE avrebbe reso il Regno Unito un ambìto e prestigioso ponte fra Europa e Stati Uniti. Invece si è trasformato in un soggetto sì autonomo e sovrano, ma privato di connessioni fondamentali in un mondo globalizzato dove si sfidano i blocchi continentali. Prima Londra poteva sfruttare sia l’appartenenza all’Unione Europa sia vantare la vicinanza storica, culturale e militare con gli USA, quella special relationship che risale almeno alla Seconda Guerra mondiale. Codesto legame era andato in crisi già da prima delle attuali tariffe trumpiane e della Brexit. Le rivalità politica fra i rispettivi governi – o comunque la loro mancanza di allineamento – lo logorano da quindici anni. Un motivo facile da intuire per l’iniziale riluttanza di Washington verso la Brexit è che uscendo Londra dalla UE, sarebbe scomparsa una leva in mani americane per influire sulla politica europea.

Alcuni intravedono in questi approcci l’eventualità di aprire la Gran Bretagna agli investimenti cinesi: ciò comporterebbe il rischio di portarsi in casa un avversario strategico, che il documento della NATO del 2022 definisce come systemic challenge. Questo avvicinamento è mal visto dai Tories e naturalmente da Washington, che anzi lo considera come un ingenuo tentativo di imporsi come interlocutore di livello globale e di avere contatti diretti pure coi teorici avversari. I Labour spiegano questa scelta col fatto che si può collaborare positivamente pure con gli avversari e soprattutto col fatto che è meglio avere un concorrente stabile e prevedibile come la Cina, pur autoritario per sua natura, che un amico imprevedibile e forse repressivo come gli USA.

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