perche’ bruxelles spinge tanto sulla produzione bellica


L’Europa (intesa come UE, NATO e alcuni Stati membri in particolare) sta cercando di realizzare grazie a Kiev certi interessi che riguardano ben poco i tanti sbandierati valori europei. Anzitutto, accumulare esperienza nel confronto coi russi, mandando in Ucraina istruttori e osservatori e ottenere dati di prima mano. Poi, aumentare la produzione bellica per ricavare introiti e fare test subito sul campo: un giro da decine di miliardi di euro, deviati da altri investimenti meno redditizi come sanità, scuola, infrastrutture civili…

Ma restando comunque in tema di sicurezza, ai cittadini interessa di più quella interna – messa paurosamente in crisi dalla criminalità organizzata e dalle angherie dei clandestini – che non quella esterna, perché non percepiscono la minaccia russa come invece vorrebbero far credere loro Ursula von der Leyen e Kaja Kallas.

Nonostante si parli molto di guerra elettronica e di velivoli senza pilota, gli investimenti europei e gli sforzi ucraini vanno in gran parte all’artiglieria. Ai droni a basso costo si preferiscono ancora i grossi e potenti obici, come i Bohdana semoventi da 155 mm sviluppati e prodotti da Kiev. Fino al 2023 ne facevano sei al mese, oggi addirittura venti.

L’85% dei componenti proviene da aziende locali. Il vantaggio quindi è una catena logistica ridotta al minimo, la possibilità di fare subito test e successive correzioni, la poca distanza da percorrere per portare i pezzi al fronte. Infine, gli investimenti europei vogliono rendere l’Ucraina indipendente dagli aiuti americani che forse non vedrà più. E nel frattempo la NATO può usare l’Ucraina come se fosse una fabbrica delocalizzata, con incluso il poligono sperimentale per le proprie armi.

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