L’Ucraina ha formalmente chiuso il 1° gennaio le valvole del gasdotto che per molti anni ha portato il gas russo in Europa.
Di fronte al rischio concreto di lasciar al freddo i cittadini e ferme le industrie, Bruxelles si è prodigata nell’annunciare di avere pronte le soluzioni alternative. Quella principale è comprare il gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti. L’Ucraina stessa è diventata oggi un cliente di Washington, con la prima fornitura di GNL arrivata la settimana scorsa alla DTEK, la maggiore compagnia energetica privata del Paese. Sarebbe interessante capire come pagherà il gas, stante la disastrosa condizione dell’economia nazionale.
Ma grazie alla volenterosa collaborazione di Zelensky e alla lungimiranza della Commissione UE, oggi comincia ufficialmente l’era della dipendenza energetica del continente europeo dagli USA. Lo attestano i dati, col 2024 in cui la UE ha comprato il 55% delle esportazioni di GNL americano. Evidentemente ora questo numero è destinato a crescere sempre di più.
Se ne rallegra Daniel Yergin (in foto), vicepresidente della società finanziaria di New York S&P Global. Secondo lui, il GNL “aggiunge una nuova dimensione all’influenza e al posizionamento geopolitico degli USA nel mondo”. A conferma della bontà di tutto ciò, asserisce che le forniture di GNL americano sono state la risposta alla crisi energetica provocata dal conflitto russo-ucraino e oggi stanno aiutando nelle transizione energetica globale, come complemento nell’aumento delle energie rinnovabili e nella decarbonizzazione.
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